Un sogno (sbagliato) che vale 9 euro: quanto guadagnano gli italiani per ogni ora di lavoro?

Non arrivano a 9 euro l’ora di retribuzione in busta paga il 26% delle donne impiegate in Italia a tempo indeterminato e il 21% degli uomini con lo stesso tipo di contratto. Le percentuali sono fornite dall’Inps, ascoltato dalla commissione Lavoro del Senato dove si discute di fissare un salario orario minimo, tra i 9 euro lordi proposti dai Cinque Stelle e i 9 euro netti proposti dal Pd. E poco cambia, intendiamoci.

Cosa ci arriverebbe in tasca se venisse fissato a 9 euro lordi, quindi il peggiore dei casi? Le buste paga di ben 2,9 milioni di uomini e donne con un lavoro fisso aumenterebbero di circa 80 euro, calcolati su 13 mensilità. L’Istat fornisce questi numeri precisando che si parla del 21% dei lavoratori dipendenti.

Il salario minimo sono un po’ i nuovi 80 euro. Vi sembra poca cosa? Dipende da quale punto di vista si assume: gli stipendi italiani sul nuovo calcolo orario sarebbero più ricchi di quelli di moltissimi paesi dell’Ocse. Come è possibile? Semplicemente perché 9 euro non sono uguali ovunque: il diverso potere d’acquisto li rende preziosi in Italia e poca cosa ad esempio in Norvegia. Attenzione, le differenze non sono solo tra una nazione e l’altra, ma anche tra Nord e Sud Italia: per questo motivo una norma a tappeto farebbe la gioia di molti lavoratori e imprenditori del Sud e di ben pochi al Nord.

Chi ha paura del salario minimo fissato a 9 euro l’ora?

  • I sindacati, perché la norma potrebbe entrare in contrasto con le garanzie già offerte nei Contratti di Lavoro Nazionali e renderli carta straccia.
  • Gli industriali, perché la norma potrebbe entrare in contrasto con le garanzie già offerte nei Contratti di Lavoro Nazionali e renderli carta straccia.

Insomma, il gatto e il topo la pensano allo stesso modo. E questo dovrebbe farci drizzare le antenne e storcere il naso in odor di bruciato. La sostanza sta nel fatto che i lavoratori italiani oggi vengono in maggioranza retribuiti più di 9 euro l’ora. Certo, nessuno potrebbe andare a decurtare le loro buste paga dall’oggi al domani, ma con l’applicazione della norma diventerebbe alto il rischio di non vedere le RAL crescere nel tempo, in un appiattimento dei salari al di là della professione e del livello occupazionale. Questo potrebbe suonare come un bene – con tanto di grido per égalité e fraternité – ma la Storia ci dice che non lo è: rendere simili le buste paga a oggi ha sempre significato mettere un freno a formazione e specializzazione, quindi alla produttività e al progresso.

Eppure, fissare un salario orario minimo sembrerebbe doveroso: la domanda resta legittima, sebbene la risposta sia da misurare con serietà. Basti pensare che dei sopra citati paesi Ocse, l’Italia è uno degli 8 paesi su 37 a non aver mai indicato una cifra oraria sotto la quale le retribuzioni sarebbero fuori legge. In Europa lo hanno quasi tutti, in un range che va dai miseri 1,6 euro della Bulgaria ai 12 euro in Lussemburgo.